Relata di Notifica – Fac Simile e Guida

La relata di notifica o relazione di notifica è quell’atto stilato dall’ufficiale giudiziario e riguardante la consegna al destinatario della comunicazione inviatagli da un soggetto, sia esso un creditore, un attore, un ricorrente.

La relata è composta da due parti. Una prima contiene i dati riguardanti il destinatario e il mittente, mentre la seconda è quella da compilare sulle modalità dell’avvenuta consegna, la data e il luogo della stessa, le ragioni dell’impossibilità della consegna della comunicazione al destinatario o se questa sia stata ricevuta da terzi.

Nella prassi, però, accade che la prima parte venga compilata dall’avvocato su ogni copia da inviare e sull’originale, lasciando che l’ufficiale giudiziario si occupi solamente della compilazione della seconda parte, apponendo i timbri, la data e firmando il tutto. Le spese di spedizione sono pagate in anticipo dal mittente.

La relazione di notifica è un atto pubblico che costituisce piena prova fino a querela di falso, in riferimento ai fatti descritti e avvenuti in presenza dell’ufficiale giudiziario, compresa la ricerca delle informazioni e la ricezione di eventuali dichiarazioni, sulle quali, però, non prova la veridicità.

Per contestare, quindi, il contenuto di una relata di notifica non ci si può limitare a dimostrare il contrario, ma bisogna proporre querela di falso. Per fare in modo che, poi, la relata possa considerarsi compilata correttamente, è necessario che in essa siano indicati i dati del destinatario, come la via, il numero civico del Comune di residenza o di dimora o del domicilio, dove lo stesso è stato cercato dall’ufficiale giudiziario, oppure la persona alla quale è stata consegnata al posto suo, in caso di insuccesso nelle ricerche.

Se la copia è difforme dall’originale, prevale la prima, in quanto il destinatario fa affidamento su di essa, non avendo a disposizione il contenuto dell’originale. Si tratta di un principio di favore per le ragioni del destinatario di una comunicazione, che imposta la propria difesa su quanto ricevuto, non già sul documento effettivamente compilato in originale.

Oggi la relata di notifica può essere creata anche via PEC, Posta Elettronica Certificata, secondo quanto già previsto dalla legge 21/0171994 e dal più recedente DM 28/12/2015. Perché ciò sia possibile, sono necessari i dati dell’avvocato che effettua la notifica, se l’utente è registrato, i dati sono presi dalla scheda professionale inserita nell’area riservata, l’intestazione e le informazioni in calce alla relata, i dati di una o più parti assistite, i dati dell’eventuale procedimento in corso, gli allegati da notificare, firmati digitalmente, le modalità di attestazione della conformità, i dati di uno o più destinatari a cui inviare la notifica.

La relata di notifica può anche essere salvata in formato Pdf per l’invio tramite PEC, eventualmente per essere stampata. Risulta essere anche prevista l’integrazione con il programma di posta predefinito sul PC, tramite il browser. Bisogna ricordarsi, per l’invio della PEC, di salvare la relata di notifica in Pdf e di firmarla digitalmente, di allegare tutti i documenti da allegare; nel caso di possesso di più account di posta elettronica, il mittente deve scegliere quello associato alla PEC comunicata all’Ordine degli Avvocati.

Se sei il destinatario di una relata di notifica, non commettere l’errore diffuso e frutto della sbagliata convinzione, secondo la quale basta non farsi trovare in casa o fingere di non esserci per evitare di fare scattare gli effetti derivanti dal ricevimento di una comunicazione, magari a contenuto giudiziario.

L’ufficiale giudiziario, infatti, compilerà l’atto e segnalerà di essere stato impossibilitato a consegnarlo al destinatario, ma ciò non significa che esso non produrrà gli effetti legati alla comunicazione, in quanto semmai li ritarderà solo di pochi giorni. Nel frattempo, sarà rilasciata nella casella di posta del destinatario una ricevuta di consegna per indicare l’ufficio, dove potrà essere ritirato. In assenza del ritiro, il destinatario non sarà in grado di difendersi in maniera appropriata, non avendo nemmeno accortezza del contenuto della comunicazione e dei tempi necessari per cercare di contrastarne gli effetti.

Messa in Mora – Significato e Modello di Lettera

In questa guida spieghiamo in cosa consiste la messa in mora.

Nella quotidianità capita spesso che un cliente ritardi nell’effettuare un pagamento o nella consegna di una merce, così come un gestore ritarda nell’erogare un servizio in nostro favore. Risulta essere importante allora capire come e quando il debitore possa essere messo in mora. Ciò avviene essenzialmente quando decorre infruttuosamente il termine ultimo per adempiere all’obbligazione. Tuttavia, per fare in nodo cheun debitore possa essere considerato moroso, è necessario che il creditore gli mandi una comunicazione scritta, con la quale lo invita a adempiere all’obbligazione prevista dal contratto. A tale fine è consigliabile che la comunicazione avvenga tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, in modo che si abbia prova della sua esistenza.

La messa in mora viene disciplinata dall’art.1219 del codice civile, che stabilisce che il debitore è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per scritto. Si capisce, quindi, che la costituzione in mora è un vero e proprio atto giuridico, che acquisisce valore legale nel momento in cui essa viene portata a conoscenza della controparte per il tramite di una raccomandata scritta con ricevuta di ritorno o in tempi moderni anche di posta elettronica certificata.

La forma scritta non è necessaria, quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non avere intenzione di adempiere all’obbligazione, dato che così facendo ha esternato in maniera palese la sua volontà, rendendo inutile la sollecitazione formale da parte del creditore, quando il termine entro cui adempiere è scaduto e la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore, visto che la scadenza del termine contrattuale non giustifica il ritardo, quando si tratta di obbligazione da fatto illecito, in quanto si presuppone che la lesione del diritto altrui esige una pronta soluzione.

Vediamo in concreto a cosa serve la messa in mora. Come prima cosa, a intimare il debitore di adempiere all’obbligazione, nel caso se lo fosse scordato o che sia stato impossibilitato a farlo. Secondariamente, essa interrompe i termini per la prescrizione del diritto di credito.

Non esistono condizioni formali particolarmente rigorosi per la costituzione in mora del debitore, per cui essa interrompe sempre i termini della prescrizione, una volta che sia dimostrata l’esistenza della comunicazione scritta. Per questo è consigliabile la forma della raccomandata con ricevuta di ritorno o della posta elettronica certificata.

Vediamo cosa bisogna scrivere in una lettera per la messa in mora della controparte. Risulta essere consigliabile essere incisivi, sintetici e chiari, descrivendo i fatti che danno diritto alla prestazione richiesta e mettendo in evidenza la differenza tra le previsioni contrattuali e la situazione effettiva venutasi a creare per effetto dell’inadempienza. Risulta essere anche consigliato inserire in essa una formulazione precisa per l’esecuzione della prestazione, come la consegna di un bene o il pagamento di una somma di denaro. A tale proposito è necessario fissare un termine perentorio per effettuare l’adempimento, che di solito è di 15 giorni, ma può anche essere più breve, minacciando altrimenti di adire le vie legali per il caso di decorso infruttuoso anche del nuovo termine.

Vediamo quali sono gli effetti concreti della costituzione in mora del debitore. Essenzialmente, due, essa comporta l’obbligo per il debitore di risarcire i danni eventualmente accusati dal creditore per il ritardo nell’inadempimento o per l’inadempimento completo, inoltre, aggrava il rischio per il debitore. In genere, quando il termine ultimo per adempiere decorre senza che l’obbligazione sia stata adempiuta e il debitore ne sia responsabile, l’obbligazione si estingue, nel senso che il debitore è liberato dalla prestazione, nel caso di messa in mora, invece, il debitore moroso sarà ugualmente tenuto ad adempiere all’obbligazione ed eventualmente anche al risarcimento dei danni.

Questo aspetto è importante, perché in assenza di una messa in mora formale, il debitore non solo sarebbe liberato dall’obbligazione, ma non avrebbe alcuna responsabilità con riferimento agli eventuali danni provocati dalla sua inadempienza contrattuale.

Si pensi al caso di un fornitore, che abbia stipulato con un’azienda cliente un contratto per la consegna entro un termine specifico di materiale audiovisivo, necessario allo svolgimento di una conferenza. Ipotizziamo che alla data indicata, il fornitore non abbia effettuato la consegna senza motivare l’inadempienza contrattuale. Il cliente mette in mora il debitore e gli intima di consegnare il materiale entro i successivi 5 giorni, in modo da essere in tempo per dare ugualmente seguito alla conferenza. Se il fornitore, avendo ricevuto una comunicazione formale scritta con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, fa decorrere anche il nuovo termine perentorio senza effettuare la consegna, sarà tenuto al risarcimento dei danni, che nel caso specifico potrebbe consistere sia in una perdita d’immagine nei confronti dei partecipanti alla conferenza, sia anche all’acquisto all’ultimo minuto e a prezzi maggiorati del materiale da un altro fornitore.

Quanto al danno da risarcire, esso dovrà essere conseguenza diretta dell’inadempimento e consiste nel danno emergente e nel lucro cessante. Nel primo caso, parliamo della perdita subita dal creditore, mentre nel secondo facciamo riferimento al mancato guadagno.

Vediamo come si calcolano gli interessi di mora. Dal gennaio 2013 sono scattati i nuovi interessi di mora automatici, che non presuppongono come necessaria la messa in mora del debitore. Il legislatore è voluto andare incontro alle esigenze pratiche delle aziende, che per il solo inadempimento di un contratto da parte di una controparte incorrono spesso in problemi di liquidità, subendo così un danno.

Non bisogna confondere gli interessi di mora con quelli legali, i primi, come abbiamo visto, scattano al mancato inadempimento di una clausola contrattuale, mentre i secondi sorgono con l’infrazione di una norma di legge. La differenza è anche nelle percentuali, perché negli ultimi tempi, con il crollo dei tassi di mercato, quelli legali quasi si sono azzerati, mentre quelli di mora restano molto alti. Essi si attestano attorno al 7 o 9% e il loro livello volutamente alto è volto sia a disincentivare comportamenti scorretti in fase di esecuzione di un contratto, sia a risarcire chi subisce un’inadempienza, nel pieno riconoscimento del danno che quest’ultima comporta. Nel dettaglio, tali interessi si calcolano sommando al tasso di riferimento della BCE uno spread del 7% per i prodotti e del 9% per i generi alimentari. Il tasso BCE preso a riferimento è quello vigente l’1 gennaio dell’anno per il primo semestre, l’1 luglio per il secondo semestre.

Nel fissare gli interessi di mora, il Ministero dell’Economia e delle Finanze cita le cosiddette transazioni commerciali, intendendo per esse i contratti, comunque denominati e conclusi dopo l’8 agosto 2002, tra imprese, ovvero esercenti un’attività economica organizzata o una libera professione, oppure tra imprese e amministrazione pubbliche, che comportino in via esclusiva o prevalente la consegna di merci o la prestazione di servizi in cambio di un pagamento in denaro.

Quanto al giorno, dal quale scattano gli interessi di mora, il codice civile fissa un termine di 15 giorni dalla scadenza.

Il consiglio pratico è di affidarsi a un avvocato per la redazione di una lettera per la costituzione in mora di un debitore. Ciò per due motivi essenziali, in primo luogo, per evitare di commettere errori o dimenticanze, tale da rendere la comunicazione formalmente oggetto di eccezioni dal ricevente, inoltre, l’invio di una lettera da parte di un avvocato fa più effetto e potrebbe spingere la controparte a provvedere tempestivamente all’adempimento contrattuale, quindi, a effettuare il pagamento o a consegnare la merce o ancora a erogare il servizio.

Opposizione a Decreto Ingiuntivo – Modello e Guida

L’opposizione al decreto ingiuntivo è il mezzo con il quale l’ingiunto impugna il decreto del giudice emesso ai suoi danni, qualora ritenga che la condanna sia ingiusta. Essa va proposta con un atto di citazione davanti all’ufficiale giudiziario che ha emesso il decreto ed entro il termine dei 40 giorni dalla notifica o il minore o maggiore tempo assegnato dal giudice.

Nell’opposizione, l’ingiunto deve motivare le ragioni, per le quali ritiene che il credito non sussista in tutto o in parte. La citazione in opposizione deve essere notificata al ricorrente presso il procuratore o nel luogo di residenza, dove questi abbia eletto il suo domicilio, per i casi di costituzione di persona.

Se il decreto ingiuntivo fosse provvisoriamente esecutivo, il giudice istruttore, ricorrendo gravi motivi, su istanza dell’ingiunto può sospendere la sua esecutività con un’ordinanza non impugnabile. Al contrario, se il decreto non fosse provvisoriamente esecutivo, il giudice può concedere l’esecuzione, nel caso ritenga che l’opposizione non appaia ben fondata o che non sia di facile soluzione, oppure quando non è basata su una prova scritta. Il giudizio che si apre con l’opposizione all’ingiunzione origina un procedimento ordinario, tanto che i termini previsti per la comparizione non sono dimezzati, come si prevedeva fino in passato.

Tuttavia, pe i giudizi instaurati successivamente al 22 giugno del 2013, il giudice dispone l’udienza per la prima comparizione entro 30 giorni dalla scadenza del termine minimo a comparire.

Di fatto, l’opposizione al decreto ingiuntivo dà vita a un’inversione dell’iniziativa processuale, perché questa è adesso assunta non più da chi intende fare valere un suo diritto, il creditore, ma da chi intende opporsi al diritto altrui, il debitore ingiunto.

Ecco, quindi, che presentando l’atto di citazione per opporsi al decreto, il debitore diventa l’attore del nuovo procedimento ordinario, mentre il creditore è ora il convenuto. Tuttavia, l’inversione dei ruoli processuali è solo formale, perché le posizioni rimangono uguali con riferimento all’onere della prova, all’allegazione dei fatti e alla domanda riconvenzionale.

Il giudizio di opposizione può concludersi in svariati modi, oltre all’accoglimento delle contestazioni dell’ingiunto. Se l’opposizione è stata proposta fuori dai termini o se l’opponente non si è costituito, il giudice su istanza del ricorrente dichiara il decreto esecutivo, cosa che impedisce una nuova opposizione da parte dell’ingiunto o che si dia seguito all’opposizione già presentata.

Se l’opposizione viene rigettata integralmente con sentenza passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva, il decreto ingiuntivo acquisisce efficacia esecutiva. Infine, se l’opposizione viene accolta parzialmente, conservano gli effetti esecutori solo gli atti già compiuti nei limiti della somma o delle quantità ridotte.

L’opposizione al decreto ingiuntivo può essere depositata in modalità telematica o cartacea. Nel caso di deposito telematico dell’avviso di opposizione o impugnazione, il procedimento da seguire è il seguente, il difensore dell’ingiunto dovrà salvare in formato digitale sul proprio computer in formato .emg o .msg le ricevute di accettazione e di consegna della notifica effettuata tramite PEC. Successivamente, dovrà redigere un apposito atto, in formato PDF, nel quale dovrò spiegare che il deposito è relativo all’opposizione al decreto ingiuntivo. L’atto dovrà contenere, nome, cognome o denominazione della parte assistita; la data di notifica dell’atto di opposizione; numero di ruolo del procedimento monitorio o di quello del procedimento, nel quale è stato emesso il decreto impugnato, numero del decreto opposto; data di emissione del decreto opposto.

Dopo avere compiuto le suddette operazioni, il difensore dovrà predisporre una busta telematica con il software utilizzato per il deposito telematico degli atti. Questa deve essere archiviata nel fascicolo telematico del decreto ingiuntivo opposto e deve contenere l’indicazione dell’ufficio giudiziario nei dati generali, del registro, del ruolo, del N.R.G., la denominazione di istanza generica alla voce tipo di deposito, l’atto, in formato PDF testo, in qualità di atto successivo, denominato come avviso di opposizione.pdf, ricevuta di accettazione a seguito di notifica PEC, ricevuta di consegna a seguito di notifica PEC, entrambe come allegato generico, se non si utilizzino le tipologie precedenti.

Una volta che il deposito viene effettuato e dopo che è stato accettato dal cancelliere, nel fascicolo telematico comparirà l’evento consegna avviso opposizione.

Qualora non sia possibile provare l’avvenuta notifica dell’opposizione mediante deposito telematico, il difensore estrae una copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte.

Quindi, l’avvocato dovrà stampare su carta il messaggio ricevuto tramite PEC e relativo alla notifica, insieme agli allegati e alle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna, attestandone la conformità ai documenti informatici originali.

Oltre alle modalità tecniche utilizzate per notificare il deposito dell’opposizione al decreto ingiuntivo, vale la pena ribadire come si tratti di un atto, il cui fine è di contrastare il diritto avanzato dal creditore, dando origine a un nuovo procedimento contro la pretesa della controparte.

Scrittura Privata – Modello e Guida

In questa guida spieghiamo in cosa consiste la scrittura privata e mettiamo a disposizione un modello da scaricare.

Il concetto di scrittura privata non ha una connotazione legale, potendosi intendere più praticamente come qualsiasi atto o documento non proveniente da un pubblico ufficiale, capace di conservare qualsiasi dichiarazione di volontà o di scienza avente rilevanza giuridica, attraverso segni grafici.

Per essere attribuita al soggetto che l’ha prodotta, la dichiarazione deve anche essere da questi sottoscritta. La sottoscrizione è, pertanto, un elemento fondamentale della scrittura privata, perché è attraverso di essa che si dà origine alla dichiarazione. Non è importante, invece, che il documento sia autografo, ovvero che sia scritto di pugno da chi l’ha firmato, potendo al limite essere anche scritto da terzi o composto al computer, risultando necessario che vi sia posta in calce la firma del dichiarante.

La scrittura privata non ha valore di prova legale, ma prevede mezzi integrativi perché le sia conferita maggiore certezza. Per esempio, l’art.2702 del codice civile stabilisce che la scrittura privata acquista l’efficacia legale fino a querela di falso, nel caso in cui colui contro cui essa viene prodotta ne riconosce la sottoscrizione, oppure se essa è legalmente considerata riconosciuta.

Vediamo di cosa la scrittura privata riconosciuta o considerata legalmente in questo modo fa piena prova fino a querela di falso. Quanto sopra accennato significa che colui contro cui essa viene prodotta deve impugnare il documento con querela di falso, contestandone la reale provenienza della sottoscrizione, ovvero deve dimostrare che la firma non è riconducibile alla persona che si presume abbia sottoscritto il documento. Tuttavia, qualora si intende contestare la verità della dichiarazione, non è attraverso la querela di falso che si dovrà esperire un’azione legale, ma con i modi consueti.

Con l’autenticazione, il notaio o un altro pubblico ufficiale autorizzato attesta che la sottoscrizione è avvenuta in sua presenza, dopo debito accertamento dell’identità del sottoscrittore. L’autenticazione assegna alla scrittura privata efficacia di prova legale con riferimento all’origine della sottoscrizione e serve anche a rendere certa anche la data della sottoscrizione. In mancanza dell’autenticazione, infatti, la data non può essere considerata certa e di conseguenza essa viene presunta solo al verificarsi di eventi che la rendano certa la formazione della scrittura privata.

La scrittura privata si ha per riconosciuta anche nei casi in cui essa viene riconosciuta dalla parte contro cui viene prodotta. Se, ad esempio, un documento attestante un rapporto di credito tra Tizio e Caio viene firmato da quest’ultimo in qualità di debitore e il quale riconosce la dichiarazione come propria, la scrittura privata acquisisce valore di prova legale. Attenzione, però, per fare in modo che questa ipotesi si realizzi è necessario che il riconoscimento avvenga da parte del soggetto contro cui la scrittura viene prodotta, altrimenti non avrebbe senso che venisse riconosciuta dalla parte che chiede il rispetto di un suo diritto. Nel caso appena esposto, Tizio non potrebbe assegnare alcun valore di prova legale alla scrittura, riconoscendone la sottoscrizione, in quanto si tratta della parte creditrice, che esibisce il documento contro quella debitrice.

Il riconoscimento della scrittura privata può anche essere tacito, che si ha quando la parte contro cui viene prodotta non la disconosce o dichiara di non conoscerla nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione. Una volta ottenuto il riconoscimento tacito, la scrittura privata acquisirà valore di prova legale con riferimento all’origine della sottoscrizione.

Il riconoscimento tacito si ha anche quando la scrittura privata viene prodotta contro il contumace. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha inteso tutelare la posizione di quest’ultimo, stabilendo che gli vada notificato il verbale con la citazione delle scritture private esibite contro di esso e che in qualsiasi momento conserva il diritto di costituirsi e disconoscere la scrittura prodotta contro di lui.

Per il momento abbiamo verificato i modi consentiti per il riconoscimento di una scrittura privata, ma vediamo adesso quali siano quelli per il disconoscimento. Il riconoscimento tacito può essere evitato dalla parte contro cui la scrittura viene prodotta alla prima udienza, ex art.183 c.p.c. o alla prima risposta successiva alla produzione. In questa sede, la parte deve negare formalmente che la scrittura la propria scrittura o la sottoscrizione. Gli eredi e gli aventi causa possono anche limitarsi a dichiarare di non conoscere la scrittura o la sottoscrizione, al fine di evitare il riconoscimento tacito.

Per quanto riguarda la parte che ha prodotto la scrittura, questa può rinunciare a farla valere nel processo, oppure potrà chiedere l’autenticità della sottoscrizione, ovvero che sia accertata mediante verificazione. La verificazione è un giudizio peculiare, che è teso all’accertamento della veridicità di una scrittura privata.

Essa può essere proposta in via principale o in via incidentale. Spesso si ha in via incidentale, ovvero quando la parte che l’ha prodotta intende avvalersene ugualmente ai fini del processo, anche se l’altra parte l’ha disconosciuta. Pertanto, dovrà chiedere un’azione di verificazione in via incidentale e all’interno dello stesso processo nel quale è stata esibita. Per fare in modo che questa richiesta sia proponibile è necessario che possegga il requisito dell’interesse ad agire, che si ha quando la scrittura privata avrebbe valore di prova nel processo e non ci sono altre prove consistenti.

Quando la verificazione è richiesta in via principale, invece, si origina un processo specifico, magari al fine di avvalersi della scrittura privata come prova in un processo successivo, oppure in via stragiudiziale.

A giudicare sulla veridicità della sottoscrizione sarà il Collegio giudicante, che con sentenza può riconoscere che la scrittura privata sia stata sottoscritta dalla parte contro cui è stata prodotta e che ha ne ha negato la paternità. Quest’ultima può essere sanzionata da una pena pecuniaria.

Il giudizio di verificazione si differenzia dalla querela di falso, perché può avere ad oggetto solo una scrittura privata non riconosciuta e ne accerta solamente la provenienza, mentre la querela di falso ha a che fare con la veridicità del documento. Per la verificazione è ammessa qualsiasi prova, ma per lo più si utilizza la consulenza tecnica, ovvero la perizia grafica di un esperto, tesa a comparare la firma della sottoscrizione della scrittura con altre riconducibili alla parte che nega di esserne responsabile.

Detto ciò, la verificazione non è in sé uno strumento di tutela assoluta in favore della parte che ha prodotto la scrittura privata, perché la parte che ha disconosciuto la sottoscrizione può sempre contestarne la genuinità del documento, ricorrendo alla querela di falso.

Ecco, quindi, che la scrittura privata, utilizzata in origine proprio per dare certezze ai negozi giuridici, con il tempo è finita spesso per produrre effetti contrari a quelli desiderati, perché in mancanza di conoscenza di tutti i meccanismi alla sua base, si tratta di un documento contestabile e, pertanto, precario ai fini della certezza giuridica.

Attenzione a un dato, in teoria può esistere una scrittura privata senza firma, ma di norma non ha alcuna efficacia probatoria, anche se può essere considerato dal giudice in un processo quale elemento apprezzabile. Al contempo, anche la riproduzione meccanica, fotocopia, di una scrittura privata può assumere valore di prova legale, a patto che la parte contro cui viene prodotta non l’abbia disconosciuta espressamente e a tale fine, però, va detto che il disconoscimento non potrà essere generico, bensì motivato e circostanziato.

Infine, se la scrittura privata si compone di più fogli, di cui solo l’ultimo è stato firmato, la provenienza si considera accertata, a patto che il documento sia caratterizzato da un’unicità contenutistica e lessicale, tale da non fare dubitare sul fatto che gli l’abbia firmato, abbia inteso sottoscrivere tutto il contenuto dei fogli.

Procura Speciale – Guida e Modello

In questa guida spieghiamo in cosa consiste la procura speciale e mettiamo a disposizione un modello da scaricare.

La procura è l’atto, con il quale un soggetto conferisce ad un altro soggetto il potere di compiere atti giuridici per proprio nome e conto. Esistono due differenti tipologie di procura, generale e speciale. La procura generale conferisce a un soggetto il potere di compiere atti giuridici riguardanti tutti gli affari del rappresentato, o comunque appartenenti a un’intera categoria di interessi. La procura speciale, invece, individua un singolo affare o interesse, per il quale l’atto deve essere compiuto da parte del soggetto rappresentante.

Secondo la giurisprudenza, per distinguere tra una procura generale e una speciale non è rilevante la denominazione che le parti hanno assegnato all’atto, quanto la sua sostanza. La differenza reale tra le due tipologie di procura risiede nella limitazione dei poteri che il rappresentante può compiere verso terzi e in favore del soggetto rappresentato.

Per esempio, nel caso in cui il rappresentante agisca in eccesso di potere rispetto a quelli assegnatigli, egli viene considerato falsus procurator e l’atto stipulato con terzi è inefficace, salvo il diritto di ratifica del rappresentato.

Al fine di comprendere i limiti di una procura speciale, la giurisprudenza applica le previsioni contenute nell’art.1708 del codice civile, ma che riguardano il mandato, dove sancisce che questo non ha come oggetto solo l’atto per il quale è stato espressamente conferito, ma comprende anche tutti quegli atti necessari al suo compimento.

Ciò significa che quando viene compiuto un negozio, è necessario comprendere non solo quale sia stato l’atto finale per compierlo, ma anche tutti gli altri precedenti e necessari. Nel caso della procura speciale, quindi, per fare in modo che si definiscano i limiti è importante comprendere quali siano stati tutti gli atti strumentali per il compimento del negozio giuridico, in relazione al quale la procura stessa è stata posta in essere.

Si pensi al caso di una procura speciale, finalizzata al compimento di un atto di compravendita. Rientra in essa anche l’eventuale contratto preliminare di compravendita, per cui è importante capire di volta in volta quali siano gli atti strumentali, in modo da farsi un’idea sui limiti della procura e se il rappresentante stia agendo all’interno di essi o si configuri come un falsus procurator.

Quanto alla forma con cui deve essere stipulata la procura, essa deve essere uguale a quello dell’atto giuridico per il quale essa viene conferita. Poniamo che Tizio conferisca a Caio una procura speciale per l’acquisto di un immobile. Visto che questo negozio richiede la scrittura privata autenticata o l’atto pubblico, anche la procura deve essere realizzata in una delle due forme.

Quando per redigere una procura speciale bisogna recarsi da un notaio, è necessario che le parti portino una fotocopia di un documento di identità in corso di validità, una fotocopia del codice fiscale, un permesso di soggiorno valido, nel caso di un extracomunitario.

Se la procura speciale deve essere redatta per la vendita di un immobile, è anche necessario portare una copia dell’atto, dal quale risulti la proprietà. Se l’immobile è stato acquisito per donazione, acquisto, donazione o altro atto notarile o sentenza del giudice, bisogna portare una copia dell’atto o della sentenza. Se è pervenuto per eredità, bisogna portare, invece, una copia della dichiarazione di successione.

La procura può anche essere revocata da parte del rappresentato, tranne nel caso in cui nell’atto sia stata esclusa tale possibilità. Affinché la revoca abbia efficacia verso terzi è necessario che sia pubblicizzata, altrimenti non avrà efficacia, tranne che non si dimostri che i terzi fossero a conoscenza della revoca nel momento della conclusione del negozio con il rappresentante.

Ai fini della validità di un atto di procura speciale è sufficiente che il rappresentante goda della facoltà di intendere e di volere, non anche di quella di agire, che deve sussistere, invece, in capo al rappresentato.

Dato che si tratta di affidare a un altro soggetto il potere di eseguire un atto giuridico, con il quale farsi rappresentare in un affare, è necessario che tra rappresentante e rappresentato vi sia un rapporto di fiducia piuttosto solido.

Quando il negozio per il quale viene conferita la procura non prevede alcuna forma particolare, la procura stessa può essere tacita. A tale proposito, però, potrebbe generarsi confusione con la cosiddetta procura apparente, anche se la distinzione è rilevata dal comportamento del soggetto rappresentato.

Al fine di evitare disguidi, è opportuno chiarire nella maniera più dettagliata possibile i limiti della procura. Per questo, si consiglia di fare redigere l’atto da un notaio, anche quando non sia necessario, perché si avrà quanto meno la certezza degli esatti poteri conferiti al rappresentante.

Infine, una nota sui costi, considerando che non sono previsti bolli e altre imposte, in assenza di ricerca di ricerche ipotecarie o catastali, una procura speciale da notaio potrebbe comportare un esborso medio di circa 100 euro, praticamente alla portata di tutti.